CAMINO E PROLA

Al viandante che si trovi a passare per la bella piazza sotto il castello di Mazzè, probabilmente la denominazione Piazza Camino e Prola non dice nulla. Ma se continuando la passeggiata ci si avventura giù per il sentiero che costeggiando le mura del castello porta verso la Dora, s'incontrerà dopo pochi passi una lapide con i nomi di Marco Camino e Silvio Prola. La data di morte, 28 aprile 1945, fa immediatamente luce sulla natura del dramma ma quello che più impressiona è l'età dei due, 16 anni, e che il dramma si è consumato a guerra praticamente finita. Spinto dalla curiosità e volendo approfondire ulteriormente i fatti accaduti oltre 70 anni fa, ho fatto una ricerca su internet senza ottenere risultati, sugli archivi in rete non si trova molto. E' per questo motivo che grazie alla collaborazione del Gruppo di Ricerca di Mazzè e Tonengo e in particolare di Serafino Anzola e di Danilo Alberto dell'associazione Mattiaca, ho cercato di riportare i fatti di allora su queste pagine.

LA TRAGEDIA DI ROCAPLA'

Aprile 1945 L'esercito tedesco  ormai incalzato dalle truppe alleate e dai partigiani è in fuga verso i confini con Francia e Svizzera, un grande quantitativo di uomini e mezzi si concentra nel nord del Piemonte ed in particolare in Canavese. La situazione è caotica e la resa dei tedeschi tarda ad essere concordata. In alcuni paesi si registrano attriti tra partigiani, a Caluso al tentativo di assaltare il presidio tedesco locale, si aggiungono razzie di ogni genere da parte di sbandati, provocando ulteriori danni alla popolazione civile. A Tonengo i tedeschi installano un pezzo d’artiglieria sparando a caso tra le case abitate.

E' in questo clima che troviamo Marco e Silvio a Mazzè. Marco,classe 1928, assieme alla sorella Rosa, è ospite della zia in attesa della fine della guerra per poter tornare a Torino. Silvio classe 1929 è nato a Mazzè dove lavora come giardiniere presso il castello.

 

28 aprile 1945 da "150 Tocchi sull'Uscio":

“A Mazzè, le truppe tedesche arrivarono la mattina del 28-4-1945, sparando all’impazzata e seminando la paura fra la popolazione. Fu un fuggi fuggi generale, ma molti civili non fecero in tempo a porsi in salvo. Nella piazza del peso furono ammassati una cinquantina di civili, sulla piazzetta della chiesa furono allineati al muro alcune persone che si trovavano negli uffici  comunali. (...) Occuparono tutto il paese e le frazioni, sparando colpi di fucile e di mitragliatrice. A Tonengo colpirono con colpi di cannone alcune case, lesionando gravemente e ferendo alle gambe un civile, certo Merlo Giuseppe, che successivamente doveva subire l’amputazione di un arto."

2 MAGGIO 1945 SOLDATI DELLA WHERMACHT A MAZZE'

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COLONNA TEDESCA IN BASSO CANAVESE

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Certamente i due giovani amici avvertito l'imminente pericolo hanno deciso di correre ad avvertire i partigiani che si nascondevano nelle colline attorno a Mazzè. Hanno imboccato  il sentiero che a metà del costone percorre la Bicocca (Rocaplà) che ben conoscevano e che avevano percorso in sicurezza più volte.Le truppe del generale Schlemmer presidiavano il castello, le sentinelle dalla torre potevano tenere sotto tiro tutta la collina tra li e la Dora. Quando comparvero i due ragazzi partì una raffica di MG42, 400px-MG42arma sviluppata dall'industria bellica nazista capace di sparare 1500 colpi al minuto.

 

Da "Mazzè-Memorie della mia terra" di Francesco Mondino:

"I tedeschi puntarono l’arma su di loro e fecero partire una lunga scarica di mitragliatrice. Quel crepitìo echeggiò nell’animo della gente inerme come un bieco avvertimento della potenza disperata che si  caricava di odio e di disprezzo. Furono inesorabilmente falciati: la morte fu istantanea per Marco Camino; Prola Silvio, invece, campò ancora, tra atroci sofferenze, quattro ore, ma le gravi ferite al corpo non gli permisero di sopravvivere.”

Il 2 maggio il generale Schlemmer firma la capitolazione alle condizioni dettate dagli alleati.

IL CASTELLO VISTO DAL SENTIERO ROCAPLA'

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da “L’ALTRA RESA DELLA 75a DIVISIONE WHERMACHT IN PIEMONTE” di Fabrizio Dassano e Massimo Albertan Min:

" Il comando al completo della LXXV Armata, con il prefetto di Torino e il generale Adami Rossi, dovrà trasferirsi immediatamente a Mazzè, ove occuperà il castello disabitato. Il comando dovrà disporre immediatamente perché le suddette disposizioni vengano messe in immediata esecuzione.(..) Lo stesso capitano Monti - Mautino Felice raccoglierà i dati della resa e soprattutto il fabbisogno giornaliero per gli oltre 75.000 uomini prigionieri, spedendo il rapporto al Colonnello Jonh M. Breit comandante delle truppe americane che staziona al castello di Mazzè e a Ivrea alla Missione Militare Britannica. Le truppe delle SS e quelle italiane vengono subito disarmate il 4 maggio, le rimanenti vennero disarmate nei giorni seguenti. Fu mantenuto armato, con solo fucile, un piccolo reparto di polizia interna formato da truppe coscritte. Le case requisite dai tedeschi e dalle truppe della R.S.I. vennero riconsegnate ai civili e la polizia partigiana ebbe l’ordine di aprire il fuoco su chiunque fosse colto in atti di distruzione di automezzi. Inoltre richiedeva al più presto lo sgombero della zona per portare i prigionieri in campi di concentramento e istruzioni per tradurre direttamente i “criminali di guerra” individuati nelle carceri di Ivrea."

 

La Resa di Caserta

LA RESA DI CASERTA

Armee

PARTIGIANI

Marco e Silvio lasciano così la loro vita, il 28 aprile 1945, proprio nei giorni in cui tutta l’Italia festeggia la Liberazione e la fine della guerra d’occupazione.

Silvio, con i suoi sedici anni e tre mesi, è in assoluto il più giovane Caduto del nostro territorio. E’ sepolto nel locale camposanto di Mazzè mentre l’amico Marco riposa nel cimitero di Torino.

...da "150 tocchi sull'uscio"copertina

da "150 TOCCHI SULL'USCIO"

MARCO CAMINO

da "150 TOCCHI SULL'USCIO"

SILVIO PROLA

 

Ringrazio Serafino Anzola che insieme al Gruppo Ricerca di Mazzè e Tonengo ha scritto "150 tocchi sull'uscio" , splendido volume che raccoglie le testimonianze dei fatti tragici della guerra in queste terre. Ringrazio anche Danilo Alberto dell'associazione Mattiaca.

                    a cura di ALEX BARABINO